I TRIBUNALI PER I MINORENNI E L'ADOZIONE INTERNAZIONALE.

Il tribunale per i minorenni è stato istituito e disciplinato dal R.D. 20 luglio 1934 n. 1404 e successive modificazioni. Sono presenti in ognuna delle ventisei Corti d'appello e delle tre sezioni distaccate di Corte d'appello, e perciò sono ventinove. Hanno sede in tutti i capoluoghi di regione (eccetto Aosta) e in alcune altre città per le quali l'ufficio giudiziario minorile è apparso funzionale all'utenza (Brescia, Bolzano, Lecce, Catanzaro, Salerno, Messina, Catania, Caltanissetta, Sassari). ll tribunale per i minorenni è un organo specializzato per la sua composizione (decide con un collegio formato da due giudici professionali e due giudici onorari esperti in scienze umane);esso è competente per la materia civile, penale ed amministrativa. In campo civile le sue competenze attengono alla protezione della persona del minore in situazioni potenziali di pregiudizio o di abbandono e i provvedimenti che conseguono dall'accertamento di tali situazioni possono decretare limitazioni all’esercizio della potestà dei genitori, disporre l'affidamento del minore e dichiararne l adozione; esso è pure competente nelle cause di affidamento dei figli contesi nati da un rapporto di convivenza. In campo amministrativo assume delle misure a contenuto rieducativo nei confronti dei minori che manifestano irregolarità di condotta, cioè mantengono comportamenti non accettati dal contesto familiare e sociale di appartenenza. Infine in campo penale giudica i ragazzi che hanno commesso reati da minorenni, anche se in concorso con maggiorenni. Sulle impugnazioni avverso i provvedimenti del tribunale dei minorenni decide la sezione per i minorenni della Corte d'Appello, con un collegio specializzato formato da tre giudici professionali e due giudici onorari. I provvedimenti emessi dalle sezioni di Corte d'Appello sono ricorribili in Cassazione per motivi di legittimità. Il decreto di idoneità non è ricorribile in Cassazione.
In questo ultimo anno, nelle storie raccontatemi dai genitori adottivi, ricorre molto spesso la situazione di dispersioni familiari: fratelli e sorelle divisi nell´adozione, di cui non si sa, e non si può sapere niente, nemmeno la località o il paese in cui, adottati, sono andati a vivere.
Talvolta i fratelli dei bambini adottati rimangono invece in istituto, e se ne perdono, con il tempo, le tracce. Questa situazione porta a traumi psicologici, e ne abbiamo la conferma dalle relazioni psicologiche, che parlano di ragazzi adolescenti con ancora il dramma di un affetto spezzato e disperso. Traumi che aggiunti a quelli dell´abbandono, non sono facili da superare.
In Italia non si parla affatto del problema, che però esiste. Io stessa, nel mio ultimo viaggio a Mosca, ho toccato con mano la difficoltà di poter dialogare su questi temi in un paese culturalmente, sul tema della famiglia, a noi distante.
Persino la Chiesa ortodossa non tiene conto dei legami familiari, e divide nelle loro “case rifugio” i maschi dalle femmine, senza tenere minimamente conto dell´esistenza di stretti legami familiari.
L´adozione internazionale è divenuta in questi ultimi cinque anni un fenomeno numericamente molto rilevante, con 89.444 domande e una media di più di 2.000 adozioni effettuate all´anno. Abbiamo avuto l´approvazione della nuova legge in materia, che introduce la normativa della Convenzione Internazionale dell´Aja, e finalmente ci siamo adeguati istituendo anche noi l´organismo Centrale di controllo e coordinamento sulle adozioni internazionali, la Commissione per le adozioni internazionali, che si è insediata nel maggio scorso.
Ma a fronte della sempre maggiore rilevanza dell´adozione internazionale come fenomeno sociale, dobbiamo registrare ancora la totale mancanza di una cultura dell´adozione internazionale. In televisione, o sulla stampa, se ne parla solo quando “fa notizia”, e quando c´è un “bambino” da sbattere in prima pagina.
E si fanno solo luoghi comuni: si parla sempre e solo del mercato internazionale dei bambini, si fanno incursioni “terroristiche” sulla tragicità delle condizioni di vita in quei paesi, sulla gravità dei problemi che questi bambini si portano con sè…
Recentemente, poi, va di moda sottolineare le tristi condizioni di vita dei bambini negli istituti stranieri, regno conclamato dei pedofili. Come se non fossero esistiti analoghi episodi anche nel nostro paese.
A questa disinformazione imperante che ottiene come unico effetto quello di aumentare ansie e preoccupazioni negli aspiranti genitori adottivi, e di produrre pesanti discriminazioni nei confronti dei bambini adottati, nessuno osa rispondere. Anche perchè nessuno sa come rispondere. Basterebbe opporre una corretta informazione al delirante sensazionalismo. Ma questa, come ben sappiamo, non aumenta le vendite dei giornali.
Ed il peggio è stato oramai compiuto in questi anni, gli anni in cui ha imperato il “fai da te”. L´85% delle adozioni internazionali, è stato portato a termine seguendo questo sistema, cioè attraverso avvocati (veri o falsi), intermediari di ogni tipo, associazioni varie, tutto quanto garantiva una strada più veloce, e meno impegnativa, rispetto a quei pochi Enti autorizzati che il mercato offriva.
In questo vario universo di intermediazione, non era necessario alcun percorso di preparazione, che veniva spesso lasciato alla buona volontà delle coppie.Poche le associazioni che si preoccupavano di accompagnare in qualche modo gli aspiranti genitori verso questa esperienza, o verso lo specifico percorso in quel determinato paese, dove li aspettava l´agognato “abbinamento”.
E´ in questo totale caos che sono arrivati nel 1999, fortissimamente voluti nonostante le infinite difficoltà dell´operazione adozione internazionale, 3.123 bambini stranieri, la punta massima registrata in questi ultimi anni. Sono venuti per grandissima parte dalla ex URSS, dalla Romania, dalla Bulgaria, dalla Colombia, dall´India e dal Brasile, e anche da alcuni paesi africani.
Sono venuti portando con sè un patrimonio prezioso di lingue, culture, stili di vita, etnie e razze, completamente diverse. E costituiscono un tipo particolarissimo di immigrazione con una propria identità assolutamente non protetta. Citiamo l´Art. 8 della Carta dei diritti dell´infanzia, che prevede il Diritto del fanciullo a preservare la propria identità. E´ fondamentale per un equilibrato sviluppo psicologico, che ogni bambino possa mantenere il più possibile integri i connotati della sua “storia”. Certo non è facile ricucire i legami spezzati di una vita dopo una vicenda di abbandono, e questa è la scommessa certo non facile dell´adozione. Ma questo può riuscire solo quando c´è rispetto e accoglienza di questa “storia”, e dei suoi protagonisti. Inoltre, nel caso dell´adozione internazionale, la storia è fatta anche di cultura etnica profondamente diversa.
"Finalmente....è arrivato!!.....ma....." E' questa una frase che, dopo tante lungaggini burocratiche, attese e delusioni, viene spontanea alla coppia adottiva. Finalmente è arrivato il momento in cui viene assegnato il bambino tanto atteso! E magari arriva anche una bella foto.....ma....subito dopo sorgono i primi dubbi.....sarà sano? avrà problemi fisici? o psichici? e poi, quando lo porteremo a casa, cosa dobbiamo fare? farlo visitare da un pediatra? ma sarà sufficiente?.....sono queste e altre domande che nascono spontanee e che spesso non si ha il coraggio di chiedere per paura di essere tacciati come persone egoiste ed incapaci di percorrere la strada dell'adozione fino in fondo. Io, come padre adottivo e (in questo caso... ahimè) medico, ho passato ore a leggere e rileggere le cartelle sanitarie che mi sono state inviate e ad osservare quella foto che per mesi è stata l'unica immagine dei miei futuri figli e nella quale cercavo ogni minimo indizio sul loro stato fisico.
Questo spazio nasce con lo scopo di poter dare, alle coppie che dotteranno un bambino, delle indicazioni sui più frequenti problemi di tipo sanitario che dovranno attendersi e su come affrontarli. Non vogliamo (e non possiamo) dare, almeno per ora, delle risposte a quesiti clinici specifici, per i quali occorre il parere di uno specialista......vorremmo invece, grazie soprattutto al vostro contributo e alle vostre esperienze, raccogliere informazioni che possano servire a creare una sorta di "osservatorio" sullo stato di salute dei bambini adottati.
A proposito del questionario...
" Ringraziando tutti coloro che hanno risposto al questionario sullo stato di salute del bambino adottato, diamo un resoconto delle risposte ricevute. Purtroppo non sono stati molti i questionari inviati (32), per cui l'analisi dei dati non può certo avere una valida significatività. Nonostante la legge preveda che la coppia debba avere una copia della cartella sanitaria del bambino, il 22% dei genitori adottivi che hanno risposto al questionario non l'ha ricevuta, mentre il 48% di chi ha visionato la cartella sanitaria ha riscontrato segnalazioni errate o mancanti. Riguardo lo stato di salute del bambino, il dato più significativo è che, al momento del primo incontro, il 59% era sottopeso. Questo dato è particolarmente evidente per i bambini provenienti dai paesi dell'Europa dell'est: l'83% dei bambini originari dell'Ukraina, Polonia, Romania, Bulgaria e Russia era sottopeso. Due parole infine sulle aspettative e sull'operato dell'Ente. Solo il 12% dei genitori adottivi ha trovato il problema della salute del bambino più difficile rispetto a quanto si aspettava, mentre il 16% ha ritenuto insufficiente l'operato dell'Ente riguardo il tema della salute." ..
I TRIBUNALI PER I MINORENNI E L'ADOZIONE INTERNAZIONALE Con la legge n. 476/1998, che ha modificato la legge sull’adozione 4 maggio 1983 n. 184, le competenze dei tribunali per i minorenni in materia di adozione internazionale si sono sensibilmente ridotte perchè i compiti di controllo sono stati trasferiti alla Commissione. Il loro ruolo resta, comunque, ancora molto rilevante. Ai tribunali per i minorenni sono infatti attribuite le seguenti competenze:
1. Ricevere e protocollare la "dichiarazione di disponibilità" della coppia aspirante all'adozione internazionale;
2. Trasmettere tale dichiarazione, entro 15 giorni dalla sua ricezione, ai servizi dell'ente locale;
3. Disporre gli opportuni approfondimenti, ove ritenuti necessari ai fini della valutazione delle competenze genitoriali degli aspiranti all'adozione;
4. Convocare gli aspiranti all’adozione per sentirli in merito alla loro disponibilità e verificarne le capacità educativo - assistenziali;
5. Dichiarare con decreto - entro i due mesi dalla ricezione della relazione dei servizi sociali la sussistenza o meno delle competenze effettive in capo alla coppia dichiaratasi disponibile ad adottare;
6. Trasmettere il decreto di idoneità alla Commissione per le Adozioni Internazionali;
7. Controllare ulteriormente la documentazione trasmessa dalla Commissione e conseguentemente ordinare la trascrizione della sentenza straniera se pervenuta da paese Aja; dichiararla efficace in Italia come affidamento preadottivo se proveniente da paese non Aja che non conosce l'adozione legittimante e quindi - decorso l'anno, dichiarare l'adozione ed avviare la trascrizione.